Dammi mille baci - Catullo

Dammi mille baci

di C. Valerio Catullo, Carme V

Viviamo, mia Lesbia, e amiamo
e ogni mormorio perfido dei vecchi
valga per noi la più vile moneta.
Il giorno può morire e poi risorgere,
ma quando muore il nostro breve giorno,
una notte infinita dormiremo.
Tu dammi mille baci, e quindi cento,
poi dammene altri mille, e quindi cento,
quindi mille continui, e quindi cento.
E quando poi saranno mille e mille
nasconderemo il loro vero numero,
che non getti il malocchio l’invidioso
per un numero di baci così alto.

(traduzione di Salvatore Quasimodo)

Via [nunzyconti]

Questo amore- Jacques Prevert

Questo amore
Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato
ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
E tuo
E mio
È stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l’estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
Il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l’ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.

Concorso di poesia

Abbiamo organizzato un concorso di poesia sull’AMORE.
Per tutti dettagli puoi visitare il nostro sito:
http://yoga-sehaliah.blogspot.com/.
Un abbraccio
Imma Ferrante

Associazione Culturale “Sehaliah”
Sede regionale Fondazione per l’Educazione alla Pace Fedepaz ” G.O.E.S. Premio O.N.U. Messaggero della Pace
Ama et propinquabit; ama et habitabit

Concorso di Poesia

POETARE
E’
D’AMORE

Concorso di poesia sul tema dell’amore
Termine ultimo per la presentazione dei manoscritti
7 ottobre 2008
Le liriche saranno vagliate da una giuria di esperti
La partecipazione al concorso è aperta a tutti

Il regolamento su:
http://yoga-sehaliah.blogspot.com/

Info: “La Maison de Colette”
Via Cattedrale 34 Ruvo di Puglia  cell. 3932623421
lamaison.decolette@libero.it

GIURIA
SALVATORE BERNOCCO
Presidente Associazione Sehaliah, giornalista pubblicista
BIAGIO IURILLI
Docente di Lettere al Liceo Scientifico “O.Tedone” di Ruvo di Puglia
ANGELO TEDONE
Direttore della rivista “Il Rubastino”, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno
GIANCARLO VISITILLI
Docente. Giornalista di Repubblica
PIA OLIVIERI
Presidente AEDE di Ruvo di Puglia, docente di Lettere
IMMA FERRANTE
Scrittrice

Odore di te - Stella

Odore di te 

L'erba fresca al mattino brillare di rugiada,
la riva del mare, salmastra e distesa
la placida notte tra i profumi inebrianti,
il sole che batte sull'arida campagna.
Inconfondibile
rassicurante e raro odore di te.

“Vorrei” - F. Guccini -

Vorrei conoscer l’ odore del tuo paese,
camminare di casa nel tuo giardino,
respirare nell’ aria sale e maggese,
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo e dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero,
come se amici fossimo sempre stati.
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci
e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
le strisce delle lumache nei loro gusci,
capire tutti gli sguardi dietro agli scuri

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…

Vorrei con te da solo sempre viaggiare,
scoprire quello che intorno c’è da scoprire
per raccontarti e poi farmi raccontare
il senso d’ un rabbuiarsi e del tuo gioire;
vorrei tornare nei posti dove son stato,
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
e per farmi da te spiegare cos’è cambiato
e quale sapore nuovo abbia l’ universo.
Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona
o il mare di una remota spiaggia cubana
o un greppe dell’ Appennino dove risuona
fra gli alberi un’ usata e semplice tramontana

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…

Vorrei restare per sempre in un posto solo
per ascoltare il suono del tuo parlare
e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo
impliciti dentro al semplice tuo camminare
e restare in silenzio al suono della tua voce
o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce
o nascondere in due sciocchezze che son commosso.
Vorrei cantare il canto delle tue mani,
giocare con te un eterno gioco proibito
che l’ oggi restasse oggi senza domani
o domani potesse tendere all’ infinito

e lo vorrei
perchè non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…

Brezza marina- Stephane Mallarmé

La carne è triste, ahimè! E ho letto tutti i libri.
Fuggire laggiù, laggiù! Io sento uccelli ebbri
d’essere tra l’ignota schiuma e i cieli!
Niente, né antichi giardini riflessi dagli occhi
Terrà questo cuore che già si bagna nel mare
O notti! Né il cielo deserto della lampada
Sul vuoto foglio difeso dal suo candore
Né giovane donna che allatta il bambino.
Io partirò! Vascello che dondoli l’alberatura
L’ancora sciogli per una natura straniera.
E crede una noia, tradita da speranze crudeli,
Ancora nell’ultimo addio dei fazzoletti!
E gli alberi forse, richiamo dei temporali,
Son quelli che un vento inclina sopra i naufraghi
Sperduti, né antenne, né verdi isolotti…
Ma ascolta, o mio cuore, il canto dei marinai.

En el muelle de San Blas… Manà

Ella despidiò a su amor
El partiò en un barco en el muelle de San Blas
El jurò que volveria y empapada en llanto
Ella jurò que esperaria
Miles de lunas passaron
Y siempre ella estaba en el muelle esperando
Muchas tardes se anidaron
Se anidaron en su pelo y en sus labios
Llevaba el mismo vestido
Y por si el volviera no se fuera a equivocar
Los cangrejos le mordian
Sus ropajes, su tristeza y su ilusion
Y el tiempo se escurriò
Y sus ojos se le llenaron de amaneceres
Y del mar se enamorò
Y su cuerpo se enraizò en el muelle
Sola,sola, en el olvido
Sola,sola,con su espiritu
Sola,sola,con su amor el mar
Sola, en el muelle de San Blas
Su cabello se blanqueò
Pero ningùn barco a su amor le devolvia
Y en el pueblo le decìan
Le decìan la loca de el Muelle de San Blas
Y una tarde de abril
La intentaron trasladar al manicomio
Nadie la pudo arrancar
Y del mar nunca jamàs la separaron
Sola,sola, en el olvido
Sola,sola,con su espiritu
Sola,sola,con su amor el mar
Sola, en el muelle de San Blas
Sola, sola, en el olvido
Sola,sola, con su espiritu
Sola, sola,con el sol y el mar
Sola,sola,sola en el olvidio
Sola,sola,con su espiritu
Sola, sola con su amor el mar
Sola en el muelle de san Blas

Lei disse addio al suo amore
Lui partì con la nave dal porto di San Blas
Le giurò che sarebbe tornato e lei, in lacrime,
gli giurò che lo avrebbe aspettato
Passaron mille lune
E lei continuava ad aspettare nel molo
E passarono molti pomeriggi
Passarono tra i suoi capelli, tra le sue labbra
Indossava lo stesso vestito
così, se lui fosse tornato, non avrebbe sbagliato..
I granchi mordevano
le sue vesti, la sua tristezza, la sua illusione
E il tempo volò via
E i suoi occhi si riempirono di albe
E s’innamorò del mare
E il suo corpo affondò le sue radici nel molo
Sola,sola nell’oblio
Sola, sola, col suo spirito
Sola, sola, col suo amore, il mare
Sola,nel molo di San Blas
I suoi capelli ondeggiavano
mentre che nessuna nave le restituiva il suo amore
E nel paese la chiamavano
la pazza del molo di San Blas
E un pomeriggio di Aprile
Cercarono di portarla al manicomio
Nessuno riuscì a strapparla di lì
E dal mare nessuno mai la separò
Sola,sola, nell’oblio
Sola, sola, col suo spirito
Sola, sola, col suo amore il mare
Sola,nel molo di San Blas
Sola, sola ,nell’oblio
Sola,sola,col suo spirito
Sola,sola, con il sole e il mare
Sola,sola, nell’oblio
Sola, sola, col suo spirito
Sola,sola,con il suo amore il mare
Sola, nel molo di San Blas

Le fleurs du mal…Spleen 76…Charles Baudelaire

“Io serbo più ricordi che se avessi
mille anni. Un mobile a cassetti per
custodire panni, e pieno zeppo invece
di conti, ciocche, versi, quietanze,
bigliettini e aggeggi diversi, cela meno
segreti del mio triste cervello.
E come una piramide, un gigantesco
avello che contiene più morti d’un
tenebroso ossario. Io sono un cimitero
oscuro e solitario, senza un raggio
di luna, ove rimorsi amari i vermi
si accaniscono sui miei morti più
cari. Sono un salotto pieno di rose
estenuate, ove pastelli e qualche
Boucher un pò sbiadito respirano
nell’aria un profumo
svanito. Nulla eguaglia in
lentezza le accidiose giornate, quando
sotto il fioccare delle nevose annate,
la noia, triste frutto dell’inerte
indolenza, sembra allungarsi
come un’immortal parvenza.
Ormai tu non sei più, o materia
pulsante! che un masso circonfuso
da un silenzio inquietante, insabbiato
nel fondo di un Sahara brumoso;
vecchia Sfinge ignorata dal mondo
turbinoso, obliata sulle carte, e il
cui selvaggio umore canta sol se
la sfiori il sole, quando muore”

Eugenio Montale Non chiederci la parola

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

La libertà - Giorgio Gaber

 

Vorrei essere libero, libero come un uomo.

Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Da “Dialogo tra un impegnato e un non so” (1972)